(PRIMASPORT) AUSTIN – Andrea Kimi Antonelli ancora non è campione del mondo di Formula 1, ma il traguardo è davvero a un passo. Il prodigioso ventenne bolognese vince anche il Gran Premio degli Stati Uniti, ciliegina sulla torta di una domenica iniziata con la Mercedes che era data come terza forza in campo alle spalle sia della Red Bull che della Ferrari. E invece sul suggestivo COTA di Austin arriva un successo in carrozza, frutto di una guida ancora una volta completamente priva di errori e di una strategia coraggiosa a un solo pit stop. Secondo chiude Charles Leclerc, finalmente in grande forma al volante della SF-26 e in grado di superare nel finale di gara Max Verstappen terzo al traguardo. Lewis Hamilton quarto e George Russell ottavo hanno una conseguenza chiara per il destino del campionato: Antonelli conquisterà l’iride già a Città del Messico se dovesse classificarsi nono, indipendentemente dai risultati di chiunque altro. Solo due punticini gli mancano per scrivere il suo nome nell’Olimpo del motorsport.
Il grande incubo per lui sfuma già a pochi metri dal via: Antonelli scatta infatti alla perfezione e affronta l’imbuto della prima curva con un notevole vantaggio sui rivali. Peggio va a Verstappen, che dalla pole position si ritrova terzo alle spalle di un coraggiosissimo Leclerc che riesce ad infilarlo addirittura nel complicatissimo Snake di Austin. L’olandese si riprende la piazza d’onore ancora prima che termini il primo giro del COTA, ma questo certifica subito due temi del Gran Premio degli Stati Uniti: la grande competitività di Ferrari e Red Bull e la possibilità per Kimi di trarne vantaggio impostando una gara in solitaria senza pericolosi corpo a corpo. E infatti, dopo 14 giri di nulla, proprio Verstappen diversifica la sua strategia optando per un primo pit stop che gli costerà carissimo più avanti passando dalla gomma soft a un altro treno di morbide. Le Ferrari dietro di lui optano invece per le medie, mentre un Norris apparentemente disperso in ottava posizione monta le hard: ad avere ragione sarà proprio l’inglese della McLaren, almeno in parte.
Nel frattempo si consuma l’ennesimo incubo dominicale di George Russell, cui serviva un nono posto per prolungare di almeno un weekend le speranze mondiali e che viene centrato con grande fatica solo dopo i diversi pit stop a causa di una penalità per un’escursione fuori dalla carreggiata con conseguente contatto con Hadjar. Il pit stop della Mercedes numero 63 arriva al 23° giro, primo dei due in cui Antonelli sarebbe aritmeticamente campione del mondo (Hamilton è momentaneamente quinto): al 25° è Kimi a cambiare a sua volta le gomme e l’incastro non si verificherà più nel corso della gara. Ma il Gran Premio degli Stati Uniti ha ancora qualcosa da raccontare nel finale: al 39° e 40° giro Hamilton e poi Leclerc montano un po’ a sorpresa le hard nell’ultimo pit stop, mentre Verstappen che li precede ha già scelto le medie. Le due Ferrari volano e già al 46° il monegasco è negli scarichi della Red Bull terza e della McLaren di Norris, salita al secondo posto grazie alla scelta di restare sulla strategia a una sosta. L’olandese si sbarazza subito del campione del mondo, ma Leclerc compie due sorpassi da urlo nei due giri successivi e sale al secondo posto. Addirittura sul podio insieme a lui potrebbe arrivare anche Hamilton, se non ci fosse nel finale una Virtual Safety Car che ne rallenta la rincorsa.
Ma il grande protagonista della giornata era e resta Kimi Antonelli, alla nona vittoria stagionale e a due soli passettini da diventare il primo campione del mondo della Formula 1 tra i nati nel Ventunesimo Secolo, il primo a riuscirci a soli 20 anni d’età, il primo italiano a farlo dai tempi di Alberto Ascari e addirittura dal 1953. Il tutto festeggiando da un podio condiviso con Charles Leclerc e Max Verstappen: mica poco. (PRIMASPORT)
