(PRIMASPORT) SEPANG – Dopo 301 giorni la Formula 1 ritrova Max Verstappen finalmente vincitore della sua prima gara stagionale, un Gran Premio del Bahrain corso in Malesia che si rivela una delle domeniche più caotiche del decennio. E lo dimostra il fatto che la bandiera a scacchi arriva quasi tre ore e mezza dopo l’orario in cui la gara sarebbe dovuta originariamente iniziare, quando ancora si poteva solo intuire il caos che si sarebbe abbattuto su Sepang nel corso dell’intera giornata. Una giornata che sorride ancora a Kimi Antonelli, secondo e sempre più leader del campionato grazie al ritiro di George Russell, e vede le Ferrari chiudere al terzo e quarto posto con Lewis Hamilton e Charles Leclerc dopo aver rischiato di buttare alle ortiche le ottime qualifiche del sabato e una SF-26 finalmente competitiva. Al netto di un lungo, gelido brivido in uno dei tanti episodi clou della giornata.
Il primo si verifica 40 minuti prima della partenza, quando su Sepang si abbatte il più classico dei temporali monsonici che già in passato avevano contraddistinto diverse trasferte della F1 sul circuito malese. La direzione di gara decide di attendere migliori condizioni meteo, ritardando il via di quaranta minuti. Quando le monoposto si mettono finalmente in moto dietro la Safety Car, la nuova Formula 1 mostra tutti i propri limiti: prima Verstappen, in testa al trenino dei piloti, e poi numerosi suoi colleghi si ritrovano alle prese con un malfunzionamento del software che impedisce il corretto funzionamento del cambio. La Red Bull dell’olandese però riparte subito, maggiori le difficoltà di Hamilton, Leclerc e anche una Haas e una Cadillac: il fatto che siano quattro monoposto motorizzate Ferrari fa alzare più di un sopracciglio. Le difficoltà di comprensione del momento e soprattutto dell’applicazione del regolamento, che impedisce di superare in regime di Safety Car ma con molte macchine che procedono a passo d’uomo, provoca un altro stop generale della corsa. E stavolta l’attesa prima di rivedere un po’ di azione si rivela di un’intera ora.
Quando finalmente il Gran Premio del Bahrain inizia, con oltre un’ora e mezzo di ritardo rispetto ai programmi, la situazione in pista è radicalmente cambiata: non piove più e l’asfalto sembra asciutto. Ma si tratta di un errore, data l’estrema rugosità del tracciato di Sepang, che trae in inganno parecchi piloti che si ritrovano con gomme slick in una condizione di sostanziale inguidabilità. Tra loro anche le due Ferrari di Hamilton e Leclerc, con il primo che rifiuta un ulteriore pit stop e il secondo che invece rientra ai box e riparte in fondo al gruppo. In testa ci sono invece le due Mercedes, agilissime al via e in grado di sorprendere un Max Verstappen che però avrà ampiamente modo di ricostruire la sua domenica. Al decimo giro infatti Bottas finisce nella ghiaia e torna in pista la Safety Car, vanificando una volta per tutte la scommessa del muretto di Maranello: le due Rosse retrocedono al quindicesimo e diciassettesimo posto e la loro domenica sembra definitivamente finita.
E invece alla ripartenza si riscrive ancora una volta l’intera gara: sia Verstappen che Russell bruciano Antonelli, bravo a recuperare in pochi giri la posizione sul compagno di squadra della Mercedes ma non più in grado di giocarsi la vittoria. Intanto le Ferrari confermano gli enormi progressi di queste settimane recuperando posizione dopo posizione, con Hamilton che appare particolarmente ispirato e a lungo è autore del miglior tempo sul giro nonostante monti le gomme medie contro le soft di tutti gli altri. Per le Rosse sembra arrivare un brodino tiepido e insapore, fino a quando un nuovo ritiro (quello di Albon) provoca una Virtual e poi una Safety Car lette stavolta in maniera ineccepibile dagli ingegneri di Maranello, i cui piloti tornano in quinta e sesta posizione. Ma c’è ancora un ultimo colpo di scena da scrivere: prima che la gara di Sepang riparta per l’ultima volta si ammutolisce la Mercedes di Russell, costretto al ritiro e probabilmente a dire addio al mondiale: Antonelli, ormai a +84 punti dal compagno di squadra, si accontenta della piazza d’onore alle spalle di Verstappen, mentre sia Hamilton che Leclerc sopravanzano un ottimo Hadjar chiudendo addirittura terzo e quarto. Menzione d’onore anche per Fernando Alonso, straordinario ottavo davanti a un disastroso Lando Norris che proprio nell’ultima ripartenza manca il punto di frenata, rischia di fare uno strike da esordiente e deve accontentarsi del nono posto. L’ultimo colpo di coda di una domenica che conferma come la F1 riscritta dai nuovi regolamenti sappia essere sì folle ed emozionante, ma forse talmente caotica e difficile da seguire e capire da risultare quasi malata. (PRIMASPORT)
