(PRIMASPORT) PHILLIP ISLAND – Una lunghissima attesa, prolungata peraltro dal cambio dell’ora, che produce alla fine un tristissimo nulla di fatto. La MotoGP saluta l’iconico circuito di Phillip Island senza disputare il Gran Premio d’Australia, cancellato come il resto del programma domenicale per ragioni di sicurezza. Dovute al meteo, ma non per la pioggia o per le condizioni del tracciato: decisive sono state invece le nuvole troppo basse, tanto da impedire all’elicottero medico di garantire gli eventuali quanto indispensabili collegamenti tra il più vicino ospedale e una pista tanto amata da tutti quanto isolata da grandi centri. Come Adelaide, prossima sede della corsa sin dalla prossima stagione.
Che la giornata sarebbe stata complessa era apparso evidente sin dal mattino australiano, ossia quando in Italia era ancora la tarda serata del sabato: nuvole e pioggia avevano infatti annullato il warm up della MotoGP, nelle ore successive sono invece usciti a cascata dal programma giornaliero prima la Moto3 e poi anche la Moto2. Si tenta invece disperatamente e fino all’ultimo di salvare la gara principale, inizialmente in programma alle 4 italiane (ma nella prima notte di ora solare, quindi all’orario che fino al giorno prima coincideva con le 5). Se però la pioggia effettivamente diminuisce, le nuvole troppo basse continuano a non garantire la visibilità e la sicurezza necessarie per correre. «L’elicottero non può decollare, e per farlo è obbligatoria una finestra di circa 60 minuti tra Melbourne e Phillip Island perché la gara inizi. In alcuni circuiti possiamo usare la strada con le ambulanze in caso di necessità, ma qui dobbiamo affidarci all’elicottero perché la distanza dal più vicino ospedale è superiore ai 45 minuti», ha spiegato il direttore di gara Graham Webber.
Phillip Island lascia quindi la MotoGP dopo 29 gare e si perde quella che sarebbe stata la trentesima. Una situazione che permette peraltro a Jorge Martin di mantenere i 10 punti di ritardo da Marc Marquez in classifica, con la speranza di un prodigioso recupero in tempo per Sepang che gli consentirebbe di aggrapparsi alle speranze iridate. Proprio il catalano della Ducati ha salutato così la storica sede dal 1997 del Gran Premio d’Australia del Motomondiale: «Phillip Island non si meritava un finale del genere, si meritava quest’ultima gara e non una cancellazione. Tanto più perché le condizioni della pista ci avrebbero anche permesso di correre, però purtroppo la sicurezza è fondamentale e l’elicottero non ce la faceva ad arrivare fino a qui. Ci dispiace un sacco, come piloti eravamo prontissimi a gareggiare e a scendere in pista. Ahimè, non ce l’abbiamo fatta. Grazie a tutte le persone che sostengono la MotoGP». I diversi piloti hanno quantomeno regalato al pubblico presente per l’ultima volta sugli spalti due giri di parata, seguiti da sorrisi, autografi e fotografie. Fabio Di Giannantonio ha ammesso di aver vissuto questo addio addirittura con una lacrimuccia, mentre Pecco Bagnaia ha dichiarato: «Dispiace a tutti, correre qui è sempre stato meraviglioso. Peccato esserci tornati per l’ultima volta proprio nel momento sbagliato. Come abbiamo visto anche ieri, le corse che si tengono qui sono sempre uniche e regalano lotte stupende e molto intense. È un circuito vero, mancherà a tutti». (PRIMASPORT)
