(PRIMASPORT) CITTA’ DEL MESSICO – La storia bussa, ma di mezzo ci si mette una fastidiosa infezione virale. Andrea Kimi Antonelli si prepara a vivere il weekend che potrebbe regalargli il titolo di campione del mondo della Formula 1 all’età di 20 anni (un record assoluto), ma il suo arrivo a Città del Messico coincide con un contrattempo medico. La terra nota per la Vendetta di Montezuma gli ha infatti subito regalato un malessere tale da convincere la Mercedes a risparmiargli il giovedì tradizionalmente dedicato agli incontri con la stampa. Spazio quindi agli altri, a partire da chi all’Autodromo Hermanos Rodríguez punta non ai punticini necessari per assicurarsi il titolo ma alla vittoria del Gran Premio: la Red Bull e la Ferrari di un ringalluzzito Charles Leclerc.
Antonelli può permettersi di giocare in difesa, dato che anche solo arrivando nono nel Gran Premio di Città del Messico conquisterebbe l’iride indipendentemente dai risultati altrui. Meglio così, dato che già dal suo arrivo in città di martedì scorso ha accusato i primi problemi di salute (condivisi con alcuni componenti del team Mercedes e anche con un collega di un’altra squadra, Valtteri Bottas della Cadillac). Per lui quindi in programma qualche ora ulteriore di riposo, per tornare regolarmente in pista venerdì e mettere nel mirino i tanti agognati 2 punticini domenica. E attenzione, perché anche in quella data le incognite non mancheranno: oltre alle tradizionali insidie del circuito mesoamericano (a partire dall’aria rarefatta provocata dai suoi oltre 2000 metri di altitudine sopra il livello del mare), radiopaddock parla di una pista che dovrebbe presentare la minima aderenza stagionale per gli pneumatici. Le caratteristiche del tracciato, che mischia alte velocità di punta e grande trazione da un lato ma anche la necessità di sprigionare molto carico aerodinamico, esalta le attuali doti rispettivamente di Red Bull e Ferrari.
Proprio per questo motivo a puntare in alto è proprio Leclerc: «Non sono in grado di affermare che i favoriti a vincere il Gran Premio di Città del Messico siamo noi, ma è certo che ci stiamo avvicinando alla vetta. Stiamo vivendo un buon trend e questo weekend potrebbe essere ottimo. Dobbiamo sciogliere il nodo della qualifica, perché la Ferrari è velocissima ma molto sensibile fuori dalla finestra di massimo rendimento. Vorrei vincere ancora qualche gara fino al termine del campionato. Vogliamo chiudere in bellezza». Ci crede anche Lewis Hamilton: «Gli aggiornamenti hanno dato buone sensazioni, sono orgoglioso del lavoro svolto dal team. Credo che i leader della griglia per quanto riguarda l’innovazione quest’anno siamo stati noi. Meritiamo il secondo posto nel mondiale costruttori, voglio usare queste cinque gare per conquistarlo e porre le basi per vincere davvero l’anno prossimo. E già qui in Messico potremmo riuscire ad andare molto bene».
Cauto fin quasi al punto da diventare caustico è invece Max Verstappen, ancora meno intenzionato dei piloti delle Rosse a vestire i panni del favorito. «Non siamo i più veloci nelle curve a bassa velocità e non lo siamo in quelle ad alta velocità – ha sottolineato l’olandese della Red Bull, che dopo due vittorie si è dovuto accontentare al Gran Premio degli Stati Uniti di un podio anche piuttosto fortunoso strappato con le gomme ormai finite -. Qui corriamo in altitudine e troveremo un grip molto inferiore rispetto al solito. Dobbiamo lavorare benissimo sull’assetto e interpretare al meglio una pista estrema, poi sarà decisiva la strategia. Per fare bene al Gran Premio di Città del Messico dovremo migliorare rispetto alle scelte di Austin». Quindi non manca un complimento al collega, amico e probabilmente futuro erede nell’albo d’oro della Formula 1 Antonelli: «Lo apprezzo molto, è un ragazzo normale, genuino, di buon cuore, con una bella famiglia e che non si sente una superstar. Vincerà tanto anche in futuro». E del bolognese ha parlato anche George Russell, smentendo l’ipotesi di cattivi rapporti interni in seno alla Mercedes: «Non c’è motivo per cui quest’anno non dovessimo continuare ad andare d’accordo come abbiamo sempre fatto. Le rivalità spesso nascono per scontri o incidenti in pista, e a noi non è mai successo. In gara poi ognuno tende a stare un po’ sulle sue, lavorando con i propri ingegneri, ma questo è assolutamente normale». Ma ora i riflettori si sposteranno inevitabilmente sul grande assente dalle discussioni del giovedì: l’italiano che domenica potrebbe a soli vent’anni riscrivere di proprio pugno la storia dell’automobilismo mondiale. (PRIMASPORT)
