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Yumin Abbadini ottavo nel concorso mondiale alla sbarra

(PRIMASPORT) ROTTERDAM – Il ginnasta Tang Chia-Hung, rappresentante di Taipei Cinese, ha dominato la finale alla sbarra con 14.966 punti, frutto di un esercizio dal valore di difficoltà di 6.600 e di un’esecuzione premiata con 8.366. Una prova di altissimo contenuto tecnico, sufficiente per respingere l’assalto del giapponese Shinnosuke Oka, argento con 14.800, e del russo Sergei Naidin, bronzo con lo stesso punteggio. A determinare l’ordine sul podio, tra i due inseguitori, è stato il migliore punteggio di esecuzione del nipponico, 8.900 contro 8.400. Ai piedi del podio l’altro giapponese, Shohei Kawakami, quarto con 14.600, davanti all’australiano Jesse Moore, quinto a quota 14.433. Sesta e settima posizione per i colombiani Camilo Vera e Angel Barajas, entrambi con 13.333.

L’azzurro Yumin Abbadini ha concluso all’ottavo con 12.600 punti (5.300 di difficoltà e 7.300 di esecuzione). Un piazzamento che non racconta fino in fondo il valore del percorso dell’aviere bergamasco, capace di conquistare per la prima volta in carriera l’accesso a una finale mondiale di specialità, dopo le precedenti esperienze iridate nel concorso generale individuale. Il ginnasta del gruppo sportivo dell’Aeronautica Militare, allenato da Alberto Busnari all’Accademia di via Ovada, a Milano, si era guadagnato un posto tra i migliori otto al mondo grazie a un’ottima qualificazione, nella quale aveva presentato con successo anche il Pegan, uno degli elementi più impegnativi del suo programma.

Proprio il salto introdotto più recentemente nel suo repertorio si è rivelato ancora una volta decisivo. Abbadini, infatti, ha commesso un errore proprio sul Pegan, il primo dei grandi elementi di volo della sua composizione, compromettendo inevitabilmente il risultato finale. Una difficoltà che si era già manifestata durante la finale dell’all around, conclusa dall’italiano al tredicesimo posto, e che si è ripresentata anche nell’ultimo appuntamento della rassegna. Un elemento particolarmente complesso, sul quale il lavoro tecnico è ancora in fase di consolidamento, ma che rappresenta anche una scelta precisa nella crescita internazionale del ginnasta lombardo. Alzare il valore di partenza, aumentare il contenuto acrobatico e confrontarsi con i migliori specialisti del mondo sono passaggi indispensabili per provare a ridurre il divario con un’élite che, soprattutto alla sbarra, continua a spostare verso l’alto i limiti della disciplina.

Ecco perché, al di là dell’ottavo posto, il bilancio resta positivo. Entrare nella finale mondiale della sbarra significa appartenere, almeno in questa edizione, alla ristrettissima cerchia dei migliori otto specialisti del pianeta. Un traguardo tutt’altro che scontato, impreziosito dall’esperienza maturata nelle qualifiche con la squadra, nel concorso generale e nella sfida conclusiva di specialità. (PRIMASPORT)

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