Un grande sogno, che dura però solo pochi secondi. Le polemiche, invece, sono destinate a proseguire per l’intero weekend. La pole position del Gran Premio d’Austria va a un sornione George Russell, che la strappa all’ultimo secondo alle due Ferrari che in pista si erano meritate di occupare interamente la prima fila con Charles Leclerc davanti a Lewis Hamilton. La controversia nasce dal fatto che il tempo di 1:06.113 che vale la partenza davanti a tutti arriva con Max Verstappen contro le barriere. Ma il pilota inglese non compie irregolarità, regolamento alla mano: l’errore, colossale e che rischia di rappresentare un precedente pesantissimo, è casomai dei commissari e del direttore di gara.
Il tutto nasce al culmine di una sessione di qualifica già rovente, e non solo per i 53 gradi che fanno ribollire l’asfalto di Spielberg. Su una pista brevissima, ma estremamente insidiosa con i suoi saliscendi, le brusche frenate, curve velocissime e anche un tracciato piuttosto viscido, la pole si gioca sul filo dei millesimi. E già in Q1 e Q2 si capisce che possono sognarla in tanti: il primo settore vede la Ferrari leggermente più veloce degli altri, il secondo con McLaren e Verstappen in vantaggio, mentre nell’ultimo è inarrivabile Antonelli. Questo presenta possibili colpi di scena già nelle prime fasi di azione in pista: in Q1 a soffrire sembra Russell, tanto da beccarsi un laconico «Just drive, George» via radio da Toto Wolff in persona. In Q2 rischia invece tantissimo Verstappen, che rinuncia all’ultimo tentativo e conclude decimo con un vantaggio di appena 40 millesimi sulla Alpine di Pierre Gasly.
Il caos deflagra però in Q3. Russell, ancora in ombra, decide di uscire per ultimo dai box, le Ferrari sono più avanti anche perché Hamilton è senza tempo. Entrambe le Rosse piazzano però la zampata, beffando proprio Verstappen che nel tentativo precedente aveva fatto sognare il pubblico austriaco con un giro quasi irreale che lo aveva posto davanti a tutti. Forse infastidito dal fatto di essersi visto superare nel frattempo dalle Rosse e dalle Mercedes, Max esagera e finisce fuori pista a due curve dal traguardo. Ci si aspetterebbe una bandiera rossa, che non arriva. C’è invece la bandiera gialla, ma quella singola e non la doppia che imporrebbe di rinunciare al giro. Basta rallentare del 20% nel solo microsettore interessato dall’incidente: a differenza di Antonelli è proprio Russell a capirlo, centrando una pole beffarda per il Cavallino ma anche per il suo compagno di squadra in Mercedes.
In altre parole: Russell è inattaccabile per aver rispettato alla lettera il regolamento. Il suo ultimo settore, infatti, lo vede rallentare di un decimo e mezzo. Senza però alzare il piede, come fa proprio Antonelli di fatto ingannato dal messaggio «Yellow yellow, yellow yellow» ricevuto dal suo ingegnere di pista Peter Bonnington. La pole è confermata, la FIA nemmeno apre l’investigazione ed è la grande sconfitta della giornata. Perché parlare in maniera credibile di tutela della sicurezza per i piloti ora si complica. E, come confermato da Kimi a bocce ferme, tutto questo farà scuola anche in futuro.
George Russell ha ottenuto in extremis la pole position in Austria (crediti: Mercedes-AMG Petronas F1 Team)
