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F1 a Imola a fine 2026, si può fare davvero. L’apertura di Stefano Domenicali

Il ritorno della Formula 1 a Imola già nel 2026 non è più una chimera. Ma le difficoltà del caso non mancherebbero. Come già avvenuto nel 2020, quando fu il Covid a reinserire prepotentemente il circuito del Santerno in calendario dopo un’attesa risalente al 2006, anche in questo caso l’occasione nasce da circostanze drammatiche ed esterne allo sport. Gli instabili e delicatissimi equilibri geopolitici sui Paesi affacciati sul Golfo Persico hanno già fatto perdere due appuntamenti mondiali nello scorso aprile (Bahrain e Arabia Saudita) e altrettanti appaiono nel frattempo quantomeno a forte rischio (Qatar e Abu Dhabi). Ma il Circus non può permettersi una stagione con quattro tappe in meno, per ragioni legate soprattutto alle sponsorizzazioni e i diritti tv, da qui il tentativo in extremis di «tappare più buchi possibili». E ancora una volta, incontro alle esigenze di FIA e Liberty Media, potrebbe accorrere la tanto bistrattata Europa.

Un primo passo lo ha già compiuto la Malesia, o per la precisione il Sepang International Circuit che ha già accettato di ospitare eccezionalmente il Gran Premio del Bahrain recuperandolo il prossimo 4 ottobre. Nel frattempo, però, anche le quotazioni di Imola sono cresciute prepotentemente. I primi indizi erano già emersi domenica scorsa, con il sindaco Marco Panieri e il direttore dell’autodromo Pietro Benvenuti a Budapest per il Gran Premio d’Ungheria. Proprio qui Stefano Domenicali, CEO della Formula 1, si era fatto scappare ai microfoni di «Sky Sport» un sibillino «Forse si parlerà italiano. Chi lo sa, vedremo». Nel frattempo quella suggestione si è tramutata a tutti gli effetti in una delle piste più concrete al vaglio del Circus.

Tornare nelle Americhe è fuori discussione, anche perché l’unica ipotesi sarebbe correre una seconda volta in uno dei circuiti omologati alla F1 presenti negli Stati Uniti. E sia i team che gli impianti stessi hanno detto no. Le uniche chance portano quindi in Europa, ma Portogallo e Turchia non possono rispondere all’appello: sia l’autodromo di Portimao che quello di Istanbul stanno affrontando altrettante ristrutturazioni. E quindi Imola torna la prima candidata, come confermato nemmeno troppo velatamente dallo stesso Domenicali in una conferenza stampa: «Al momento Qatar e Abu Dhabi sono confermati, con tutti i biglietti già venduti. So che il WEC ha già annunciato che non correrà in Medio Oriente, noi vogliamo prenderci più tempo possibile. Ma entro metà settembre servirà chiarezza, in quel caso prenderemo una decisione su un finale alternativo. E il mondiale di Formula 1 si concluderà in Europa».

L’aspetto più stuzzicante della questione è che, sulla pista che per decenni ha ospitato il Gran Premio di San Marino per poi convertirsi nel periodo 2020-2025 al Gran Premio dell’Emilia-Romagna, potrebbe concludersi una stagione in cui il principale candidato al titolo è attualmente un pilota emiliano (il bolognese Kimi Antonelli della Mercedes) e tra i suoi primi rivali spicca una scuderia emiliana (la Ferrari). Ma le principali preoccupazioni sono meteorologiche, dato che Imola dovrebbe ospitare la Formula 1 tra fine novembre e inizio dicembre. «Sembra curioso, ma se guardo le statistiche sulle temperature in Europa in quel periodo dell’anno, sono più alte rispetto a Las Vegas quando ci corriamo a novembre – ha però sottolineato Domenicali -. Poi è chiaro che non possiamo avere certezze oggi, speriamo ovviamente non nevichi! In quel caso magari la Pirelli preparerà le gomme invernali da F1!».

In realtà proprio da parte della Pirelli sono già arrivate rassicurazioni da questo punto di vista, con il Chief Engineer Simone Berra che ha assicurato che il compound più morbido (il C5) dovrebbe adattarsi alla perfezione anche a temperature cui la Formula 1 è meno abituata. Basterebbe non scendere sotto gli 0 °C, circostanza che nella zona di confine tra Emilia e Romagna è divenuta da anni un fenomeno decisamente improbabile. E così Imola potrebbe avere un improvviso e inatteso risarcimento per quel Gran Premio del 2023 saltato per alluvione e mai recuperato dalla FIA. Ma, soprattutto, Ferrari e Antonelli potrebbero trovarsi gli uni contro l’altro in una sfida potenzialmente decisiva dietro il giardino delle rispettive case di provenienza. E la F1, sempre attenta anche a questi aspetti, sicuramente non se ne lamenterebbe.

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