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George Russell breaks the Baku taboo, Kimi Antonelli limits the damage

BAKU – Un Gran Premio d’Azerbaigian a due facce racconta in realtà un’unica, grande storia: George Russell è tornato. Il pilota inglese si regala una delle vittorie più belle e squillanti della sua carriera, dominando i primi 30 giri di Baku al volante di una Mercedes sensazionale e poi gestendo il prepotente ritorno di Max Verstappen nel finale di gara. Isack Hadjar completa il podio di una grande giornata per la Red Bull, mentre una Ferrari in grande difficoltà limita i danni prendendosi il quarto e sesto posto rispettivamente con Lewis Hamilton e Charles Leclerc: per il Cavallino però è la quinta gara consecutiva senza podi, un dato su cui riflettere. Tra le due Rosse si classifica Kimi Antonelli, quinto dopo essere stato costretto a partire dal sedicesimo posto in griglia: il suo vantaggio in classifica sul compagno di squadra scende a 66 punti, con il bolognese che ne perde 15 al termine di un weekend di gara che poteva concludersi decisamente peggio.

Nei primi tre quinti di gara i temi che Baku presenta sono pochi ma ben delineati: la Ferrari soffre maledettamente la messa in temperatura delle gomme e il ritardo dalle rivali per quanto riguarda la potenza del motore (al momento non c’è ADUO-1 o ADUO-2 che tenga), la Mercedes era e resta inarrivabile e la pausa di sei settimane per infortunio non è pesata affatto a un sorprendente Hadjar. Tre concetti subito chiari fin dalla partenza, in cui Leclerc perde la seconda posizione alla prima staccata quando Piastri lo svernicia, quindi Verstappen infila Hamilton in Curva 3 (quindi in piena trazione) nel giro successivo, nel quarto è Hadjar a passare Leclerc nello stesso punto del tracciato azero, nel quinto il monegasco deve cedere la posizione anche a Verstappen nel pieno del lunghissimo rettilineo del traguardo. Le Rosse, che peraltro montano gomme soft a differenza di buona parte degli avversari, proprio non sembrano andare: poi improvvisamente trovano un ritmo più costante, ma quando ormai sono passati già più di dieci giri. Troppi, se la questione riguarda solo la necessità di trovare la temperatura ideale.

Intanto Russell conduce una gara in solitaria davanti a tutti, guidando «alla Schumacher»: per lui quasi ogni metro si consuma nella ricerca del giro veloce, che puntualmente arriva. E si verifica un altro grande classico delle giornate più dominanti del Kaiser ai tempi della Ferrari: una pericolosa carezza a un muretto, fortunatamente per lui senza conseguenze. Ad agevolare la sua fuga ci sono Piastri secondo senza un ritmo particolarmente sostenuto e una strategia Red Bull in apparenza sbagliata: Verstappen terzo non riesce ad attaccare la McLaren davanti a sé, mentre Hadjar alle spalle di entrambi ha più velocità e gomme migliori rispetto al compagno. Il francese chiede più volte lumi al team su come agire, dopo aver inizialmente garantito di non voler tentare attacchi azzardati. Alla fine tra i due ci sarà solo un piccolo accenno di battaglia, ma mai un vero tentativo di sorpasso. A posteriori, lasciare libero lo «scudiero» di SuperMax avrebbe potuto raccontare una storia diversa al finale del Gran Premio d’Azerbaigian.

La svolta arriva infatti al giro 31, quando Albon finisce contro le barriere e in pista viene mandata la Safety Car. Una Baku fin qui anomala rispetto alle abitudini decide quindi di regalare una ventina di giri conclusivi che ricalcano più da vicino la sua storia: alla ripartenza Verstappen sale finalmente al secondo posto bruciando Piastri, a metà gruppo Colapinto affronta la prima curva a mò di kamikaze provocando il ritiro suo, del compagno Gasly e di un già attardato Lando Norris, ritrovatosi dietro alle Ferrari anche per un suo precedente errore in frenata proprio nello stesso punto. Subito entra una seconda Safety Car, che completa la giornata da incubo della McLaren: dopo la ripartenza tocca a Piastri bloccare l’anteriore nella solita prima curva, con la conseguenza di ritrovarsi in fondo al gruppo e non raccogliere nemmeno un punticino iridato. Ne approfittano quindi le due Rosse, ampiamente inferiori al duo papaya ma costanti nel tenersi lontane dai guai. Discorso analogo per Antonelli, la cui rimonta rispetto a Monza è molto meno prorompente ma non per questo poco efficace: Kimi, ritrovatosi diciassettesimo al termine del primo giro, al 17esimo era rientrato in zona punti e come una formichina aveva ricostruito il weekend che lui stesso aveva demolito in qualifica con l’incidente in Q1. Il quinto posto finale è una boccata d’ossigeno e importante fieno in cascina, ma per una volta il suo risultato è anche frutto dei demeriti altrui. Leclerc e Hamilton chiudono invece ai margini del podio, ma con una brutta sensazione addosso: quella di aver ricavato il massimo da una giornata in cui la loro SF-26 è ampiamente sembrata la quarta forza in pista.

Gli ultimi giri si consumano però in un rinnovato duello per la vittoria, in cui stavolta Russell si trasforma in un Ayrton Senna d’antan (il ricordo va a Monte Carlo 1992): per oltre dieci giri l’inglese si ritrova negli scarichi un veloce e determinatissimo Verstappen, ma non gli concede nemmeno uno spillo. Ultimo brivido proprio nel giro finale, quando il volpone olandese sfrutta una doppia bandiera gialla per tentare il tutto per tutto nel rettilineo conclusivo. Il sorpasso però non avviene, e per una questione di centimetri: sul traguardo i due sono separati di appena 196 millesimi di secondo. Un sospiro di sollievo che vale oro per colui che a inizio stagione era indicato da tutti come il pilota di punta Mercedes, ma che nel corso dell’anno è stato spesso annichilito dall’improvvisa esplosione di Antonelli. In Azerbaigian arriva invece per lui la prima vittoria dall’Austria (quindi da tre mesi pressoché esatti), un Grand Chelem (pole position, vittoria, giro veloce e gara condotta dal primo all’ultimo metro) e una prova finalmente convincente. E chissà che il team anglo-tedesco non possa concretamente tornare ad affrontare la corsa al titolo con due punte invece che solo una…

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