BAKU – La F1 torna in pista a Baku e lo farà in un giorno anomalo: il sabato. Non per una consolidata tradizione (come il Gran Premio di Gran Bretagna fino agli anni ’70, quello del Sudafrica negli anni ’80 o Assen nel Motomondiale) per motivi religiosi (Arabia Saudita o Bahrain, anticipati in passato per il Ramadan) o commerciali (a Las Vegas si corre di mezzanotte, sia per permettere una visione più agevole al pubblico europeo che per garantire un’esperienza più memorabile a quello sugli spalti). Il Gran Premio d’Azerbaigian si terrà invece il prossimo 26 settembre perché il 27 si osserva il lutto nazionale per il locale «Giorno della Memoria». Un cambio di programma che non cambia entusiasmi ed equilibri ampiamente consolidati nel corso del 2026: Kimi Antonelli favorito d’obbligo al volante della sua Mercedes, Max Verstappen e le McLaren che cercano di insidiarlo e la Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc a caccia di conferme, riscatto e continuità su un circuito cittadino che presenta diverse insidie oltre a rappresentare un ormai storico tabù per le Rosse.
Il freddo dato statistico riporta infatti che in otto edizioni del Gran Premio d’Azerbaigian (e in nove gare a Baku, visto che nel 2016 si corse qui il Gran Premio d’Europa) tutte le attuali rivali hanno vinto almeno una volta a differenza della Ferrari, che anzi ha vissuto in territorio azero almeno tre delusioni indimenticabili: la penalità a Vettel nel 2017 per la ruotata volontaria a Hamilton, l’incidente in qualifica di Leclerc nel 2019, quando era ampiamente il più veloce in pista, e la rottura del motore del monegasco nel 2022 durante una gara che stava conducendo. Proprio il propulsore è al centro delle sue riflessioni nel 2026, dato che proprio in questa gara potrebbe essere costretto a sostituirlo partendo dal fondo della griglia come Antonelli a Monza. «Ma non so se sia realistico credere che a noi possa riuscire una rimonta analoga – ha comunque precisato il pilota del Cavallino -. Non scendo nei dettagli dei nostri piani, ma quella resta un’opzione che potremmo valutare ma che non riveleremo in ogni caso adesso. Tanto più che, con i problemi che abbiamo quest’anno, se mi dovessi trovare davanti in qualifica avrei grande fiducia per la gara. Anche perché mi piace molto questa pista».
Ci sarà in ogni caso da tenere conto dello stato di forma di Antonelli, che rappresenta una sorpresa anche per lo stesso Leclerc: «Se ha un segreto, vorrei conoscerlo anch’io. Il fatto che stia facendo un lavoro che funziona alla grande è evidente. Non sono però del tutto sorpreso, già nelle categorie giovanili si vedeva che era un pilota speciale. E quest’anno è stato straordinario, la sua stagione è stata perfetta dalla prima gara». Un’opinione condivisa anche da Verstappen, i cui rapporti con il giovane bolognese sono notoriamente ottimi: «Non ha segreti. Semplicemente è un grandissimo pilota. E quando lo sei è inevitabile lottare al vertice, se la macchina te lo permette. Lui poi ottimizza il tutto, visto che la McLaren ha dimostrato di essere molto forte e anche la Ferrari su diverse piste lo è». Atti di stima che lo stesso Kimi ha voluto commentare non rinunciando alla sua ormai consueta umiltà: «Max è sempre vicino, e credo che a Baku anche le Ferrari saranno temibili. Sto iniziando a pensare al campionato, ma poi mi dico sempre che devo continuare a guidare come ho fatto fin qui pensando al risultato gara per gara. Bisogna fare un punto alla volta, come nel tennis. Non è finita finché non è finita, quindi continuerò a dare il massimo cercando sempre di alzare l’asticella».
Altro grande tema del weekend è l’ultima idea della Formula 1 in vista del 2027: quella di accorciare di qualche km la durata delle gare e aumentare invece quelle Sprint Race che pubblico e soprattutto piloti hanno sempre dimostrato di non amare. Un format che guarda caso è stato sonoramente bocciato anche a Baku dai due mattatori dell’ultimo decennio: Lewis Hamilton e lo stesso Verstappen. «Non ha senso – ha tuonato l’inglese della Ferrari -. Le gare dovrebbero invece essere più lunghe, perché devono rappresentare una sfida anche dal punto di vista fisico e ormai sono diventate facili. Poi se nel corso di un Gran Premio ti fermi solo una volta, dov’è la sfida? E ormai ci succede molto spesso». Solo in apparenza più diplomatico è il commento del collega e storico rivale della Red Bull: «Capisco i motivi dietro la scelta. Tanto a Monaco sarà come la gara, con tutti emozionatissimi per vedere la partenza e poi costretti a vedere una corsa in cui non si sorpassa. Mi interessa poco, io corro le Sprint con lo scopo di vincerle. Ma anche riuscirci non mi fa provare nessuna emozione, ciò che ho sempre aspettato sin da bambino è la gara». Più chiaro di così…
